Gli European Sustainability Reporting Standards definiscono il linguaggio comune con cui le imprese soggette alla CSRD rendicontano impatti, rischi e opportunità di sostenibilità. ESRS.it nasce per orientarsi tra standard, doppia materialità, disclosure, datapoint e nuova disciplina 2026.
Gli ESRS sono gli standard europei di rendicontazione di sostenibilità utilizzati nel perimetro della Corporate Sustainability Reporting Directive. Definiscono quali informazioni di sostenibilità devono essere considerate, come valutarne la rilevanza e come strutturare la sustainability statement.
Il loro obiettivo è rendere l’informazione ESG più comparabile, strutturata e verificabile, collegando strategia, governance, politiche, azioni, metriche e obiettivi. La logica non consiste nel compilare un elenco indistinto di indicatori: il punto di partenza è l’analisi di materialità e l’identificazione degli impacts, risks and opportunities rilevanti per l’impresa.
Il modello ESRS integra dunque dimensione ambientale, sociale e di governance con una prospettiva aziendale più ampia: modello di business, catena del valore, processi decisionali, sistemi di controllo, dati e accountability.
La rendicontazione ESRS richiede molto più di una raccolta finale di KPI. Occorre costruire un processo capace di collegare fonti, responsabilità, controlli, valutazioni di materialità e tracciabilità del dato.
La qualità del report dipende dalla qualità dell’architettura informativa che lo produce.
Gli ESRS combinano standard trasversali e standard tematici. La struttura consente di collegare requisiti generali e informazioni comuni ai singoli temi materiali.
Un tema di sostenibilità può essere materiale per gli impatti dell’impresa su persone e ambiente, per i suoi effetti finanziari sull’impresa, oppure per entrambe le prospettive.
Valuta gli impatti materiali, effettivi o potenziali, positivi o negativi, dell’attività d’impresa su persone e ambiente.
Considera rischi e opportunità di sostenibilità che possono generare effetti finanziari rilevanti per l’impresa.
Impacts, Risks and Opportunities diventano il ponte tra analisi di materialità, governance, strategia e disclosure.
Per trasformare gli ESRS in un sistema operativo servono responsabilità, fonti dati, metodologie e controlli. Il reporting diventa una disciplina trasversale, non un’attività confinata alla funzione sustainability.
Ruoli degli organi societari, supervisione, competenze, responsabilità e integrazione della sostenibilità nei processi decisionali.
Resilienza del modello di business, dipendenze, catena del valore, transizione e connessione con rischi e opportunità materiali.
Data owner, fonti, controlli, evidenze e processi di raccolta coerenti con le esigenze di assurance e tracciabilità.
Politiche adottate, azioni implementate, risorse e modalità con cui l’impresa affronta i temi materiali.
Metriche quantitative e qualitative, target, baseline, perimetri e metodologie necessarie per leggere performance e avanzamento.
Strutturazione coerente dell’informazione e progressiva integrazione con tassonomie digitali e sistemi di reporting machine-readable.
Nel 2026 la Commissione europea ha adottato una versione rivista e semplificata degli ESRS, successivamente pubblicata nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea.
La revisione interviene sulla complessità applicativa, riduce significativamente i datapoint, introduce maggiore proporzionalità e semplifica diversi passaggi del processo di reporting. Secondo la Commissione, i datapoint obbligatori sono stati ridotti di oltre il 60% e quelli complessivi di oltre il 70%.
Il nuovo quadro si colloca nel più ampio processo europeo di semplificazione della disciplina di sostenibilità e richiede alle imprese di distinguere con attenzione tra testo vigente, regole transitorie, perimetro soggettivo e materiali di supporto EFRAG.
Il primo quadro ESRS viene adottato con regolamento delegato e diventa il riferimento operativo iniziale della CSRD.
EFRAG sviluppa la proposta tecnica di semplificazione richiesta dalla Commissione europea.
La Commissione adotta i Revised ESRS e il nuovo standard volontario per le imprese più piccole fuori dal perimetro CSRD.
I testi rivisti vengono pubblicati nella Gazzetta ufficiale. Il nuovo quadro entra nella fase applicativa prevista dall’atto europeo.
La semplificazione non elimina la materialità: aumenta il valore di processi chiari, documentati e coerenti con la realtà operativa.
Meno datapoint non significa meno governance. Le imprese devono ancora dimostrare origine, qualità, perimetro e affidabilità dell’informazione.
La raccolta di informazioni lungo la value chain resta un nodo essenziale, ora da leggere alla luce dei nuovi limiti e criteri di proporzionalità.
Processi, evidenze e data lineage devono essere costruiti pensando anche alla verificabilità dell’informazione di sostenibilità.
Il nuovo standard volontario offre un riferimento proporzionato alle imprese più piccole non soggette alla CSRD e alle richieste informative di filiera.
Il passaggio tra vecchio e nuovo set richiede versioning dei requisiti, aggiornamento delle matrici dati e verifica del calendario applicabile.
No. La CSRD è la direttiva europea che disciplina il reporting di sostenibilità; gli ESRS sono gli standard che specificano l’informazione di sostenibilità da rendicontare nell’ambito previsto dalla normativa europea.
È il principio secondo cui la rilevanza di un tema viene valutata sia dal punto di vista degli impatti dell’impresa su persone e ambiente sia dal punto di vista dei rischi e delle opportunità finanziarie di sostenibilità per l’impresa.
L’applicazione delle disclosure tematiche dipende dalla valutazione di materialità e dalle regole previste dagli ESRS. La corretta determinazione richiede l’analisi del testo normativo applicabile al caso concreto.
La revisione 2026 ha ridotto e razionalizzato numerosi datapoint, semplificato alcuni processi e introdotto maggiore proporzionalità. La Commissione indica una riduzione superiore al 60% dei datapoint obbligatori.
Sì. Nel 2026 la Commissione europea ha adottato anche un voluntary sustainability reporting standard rivolto alle imprese più piccole fuori dal perimetro CSRD, utile anche nei rapporti di filiera.
Dalla verifica del perimetro normativo, dalla governance del progetto, dalla doppia materialità e da una mappa affidabile delle fonti dati. Solo dopo ha senso costruire matrici di disclosure e datapoint.